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14/06/2005



Suzie Quatro - Can the can (Emi)

Qualcuno m'ha chiesto qual è stato il disco che ha rivoluzionato la mia vita. In definitiva sono molti i dischi che hanno avuto un'impatto sulla mia esistenza, o che ne hanno scandito i momenti cruciali, o addirittura ne hanno sottolineato la drammaticità o la felicità...
Allora mi son messa a pensare al primo disco che rivoluzionò il mio quotidiano. Ardua impresa anche questa, difatti crescendo in una famiglia appassionata di rock (sia i genitori, sia una pletora di zii, ossia gli undici fratelli di mia madre), il "rivoluzionario" era di casa. Però, nonostante gli ascolti, i miei erano piuttosto severi, ossia le ragazzine come me e le mie sorelle potevano sì ascoltare il rock, ma dovevamo rigare dritto e fare le "prafe pampine". Un po' contorta come educazione, ma tipicamente svizzera: liberale, ma con disciplina di polso.

C'era ad inizio anni '70 una sola trasmissione televisiva musicale, cioè "Top of the Pops", era la televisione tedesca che passava le registrazioni fatte a Londra. Avevo dieci anni, e il mio personaggio preferito di "Top of the Pops" era in assoluto Suzi Quatro. Era rockissima. Era scatenata. Era forte. Era sempre in mezzo ad uomini poco raccomandabili. E non piaceva per niente a mio padre.
Identificarmi in Suzi Quatro (mi feci tagliare i capelli come lei da una mamma a malavoglia complice) fu il mio primo gesto ribelle nei confronti della patria podestà, e ciò divertì molto mio zio Albert: mi regalò Can the Can, che io potei ascoltare solo di nascosto, e sulla quale copertina fantasticai per mesi. Avere in mano quest'album, cantare a sguarciagola la hit Can The Can, lottare fino alle lacrime con mio padre perché volevo i jeans (i miei primi jeans!) aderentissimi come quelli della Suzie... eppoi ai miei occhi di bambina quei tre - la band della mia eroina - così maschi, pelosi, pieni di ormoni... in particolare il tipo che si scola la birra, con la mano infilata nel jeans, quello lì mi turbava molto, era proprio animale. E penso che fosse proprio quest'atteggiamento di Suzi, e dei suoi scagnozzi, a far storcere il naso al mio vecchio. Troppo poco - ahem - intellettuali.
Suzi Quatro era sfacciata, diretta e simpaticissima. Era una bomba sul palco, anche bravina a suonare il basso, e, ai miei occhi infantili, meravigliosamente rivoluzionaria e femminista, lei regina in un mondo glam fatto di uomini troppo effeminati e troppo truccati.

Ho voluto ricordare questo disco, e i miei pensieri di bambina in vena di piccole ribellioni, anche perchè l'altra sera ho visto una trasmissione tedesca, in cui Suzi Quatro, quella di oggi, ha cantato una sua vecchia hit (Daytona Demon). Cavolo, mi sono detta, quanto è invecchiata male, e che musicaccia 'cheap'... però mi sono pentita subito di questi pensieri razionali da "esperta" di musica. Suzi è stata la prima, prima di Joan Jett e Blondie, prima di tutte le rrriot girl e delle Courtney varie. E se oggi io sono quella che sono, è anche grazie a lei, ed ai suoi jeans aderenti, quelli che finalmente, a 12 anni, mi feci regalare (sempre dallo zio compiacente), e che per metterli dovevo sdraiarmi sul letto. Ragazzi, li ho indossati tutti i giorni, per due mesi di fila, senza lavarli. Quanto ero orgogliosa dei miei primi jeans!

"The guys in my band don't wear glitter, they're real men... Black leathers, sexy, and its got interesting zips..."



postato da: chickasaw alle ore 13:09 | link | commenti (22)
categorie: musica, kult
08/03/2005

Neil Young - Harvest (Reprise)



Ciao Neil, vecchio mio.
Sai, hanno pubblicato una recensione su quel pezzo d'archeologia che è Harvest, su quel sito, DeBaser... penso che fossero in tanti intenzionati a farlo. Grass per esempio, io pure, che ci pensavo da tempo, e sono sicura, altri altri ancora... una recensione certamente meditata e ri-meditata da tanti di noi. Io sono mesi che ci penso, perché il tuo è un disco che regolarmente tiro fuori e ascolto. Wow, mi dico ogni volta, wow QUANTO E' SPLENDIDO! Mi dico anche: lo devo dire agli amici di DeBaser quanto è splendido, voglio parlarne con loro. Devo dirgli che adoro Harvest. E si che sono ventidue anni che lo ascolto. E si che ne ascolto di dischi. Ma quello che mi dà il tuo me lo danno pochissimi altri. E' uno dei miei famosi 10 dischi da isola deserta.
Ed è forse proprio per questo che non ho ancora osato, nonostante che sia passato tutto questo tempo, a pensarti in parole, lettere, frasi, a riordinare le sensazioni che Harvest mi dona ogni volta come se fossero un privilegio tutto mio. Non ci sono riuscita, e credo che mai ci riuscirò.

Non credere che non abbia trovato gli spunti adatti per sviluppare un discorso, un'idea attorno la quale parlare di te e delle tue canzoni. Ma niente mi pareva veramente adatto, degno di essere argomento di discussione. Perché è innegabile, questo tuo lavoro, per me la punta massima del tuo percorso musicale già superiore di suo, non si può 'discutere'.
La recensione che ha scritto Ezekiel è un breve ma sincero omaggio, e nel finale dice una cosa semplice, ma così vera.... cercare sempre, mai smettere di cercare. Ed io continuerò a cercare quella magia che Harvest mi dà, a cercarla e a non 'afferrarla' mai. E' questo il bello, ne convieni anche tu, vero? Ma tu questo lo sai già...
Superato lo sgomento iniziale, sai una cosa Neil? Sono contenta che Ezekiel l'abbia scritta. M'ha tolto un enorme peso. Un peso che mi stava attaccato su alla spalla da quando bazzico su DeBaser, questo peso, anzi sentirlo proprio come un dovere, di scrivere una recensione su Harvest.

Questo è tutto, questo volevo dirti. Grazie Eze, e ciao Neil.
A risentirci, presto.
postato da: chickasaw alle ore 10:19 | link | commenti (8)
categorie: musica, kult
26/02/2005

Special Kult - Agli inizi degli anni Ottanta

Momento magico quello agli inizi degli anni '80! Oltre a Sandinista dei Clash (a cui dedicherò, prima o poi, una recensione), ed oltre a molti altri, questi sono i dischi che a quei tempi influenzarono i miei gusti e quelli una buona fetta di pubblico.



Bauhaus - In The Flat Field (Beggars Banquet 1982)
C’è un brano che ha segnato la nascita del movimento dark: l’epica, travolgente canzone Bela Lugosi’s Dead, interpretata con un pathos insuperabile da Peter Murphy, sublime cantante della band forse la più convincente del fenomeno goth dell’inizio anni ’80, i Bauhaus di Northampton. Il brano dedicato al più famoso vampiro del cinema, Bela Lugosi, esce come singolo nel 1979 e sarà riproposto nel 1982 all’uscita del primo album della band inglese, In The Flat Field. Un disco grezzo, spigoloso ma folgorante ed indimenticabile.

Joy Division - Unknow Pleasures (Factory 1979)
Disco fondamentale nella storia della new-wave , il poetico e struggente Unknow Pleasures è il primo album dei Joy Division, l’altra band (con i Bauhaus) a posare la prima pietra del goth, questa volta con una virata più esistenzialista e surreale. Suicida a 23 anni, Ian Curtis, cantante e poeta dei Joy Division, è stato una meteora infuocata e fulminante ed ha lasciato un segno profondo grazie ad un pugno di brani cult indelebili dalla memoria della storia del rock. Atmosfere cupe, ritmi incalzanti, tastiere elettriche, ecco le trame di Unknow Pleasures, pietra preziosa ma grezza che rispecchia con fedeltà l’inquietudine e la disillusione di una generazione costretta a vivere in città claustrofobiche ed ostili. La morte di Curtis (luglio 1980), coincide con l’uscita di Closer, il secondo ed ultimo leggendario album della band. I restanti membri del gruppo continuarono con profitto la loro carriera riciclandosi con il nome New Order ... ma questa è un’altra storia.

Killing Joke - Killing Joke (EG 1980)
Gruppo chiave durante gli anni ottanta, i Killing Joke furono degli sperimentatori che hanno anticipato i tempi a molti generi musicali ora in voga. Attitudine punk, sperimentalismo, suoni dub e noise, atmosfere dark, ritmo proto-techno, impatto metal e accenti pop ... è stata una band fuori dai giochi commerciali, ma indiscutibilmente influente per tanti gruppi inglesi del periodo. Il loro primo album omonimo del 1980, fu l’anticipatore del filone industrial e ne tracciò le prime coordinate tra metal e angst-rock, percorse con fervore punk dal teatrale e carismatico front-man Jaz Coleman.

Wire - 154 (Harvest/EMI 1979)
I Wire sono stati la band più avangarde della new-wave inglese degli anni ’80. Con 154 concepirono un incredibile connubio tra minimalismo indus , new wave elettronica e psicadelia rock: musica solenne ed estatica, oppure nervosa, eterea, fisica, inquietante, dolcissima. I Wire, cioè Colin Newman e Bruce Gilbert erano tra gli artefici di una furiosa creatività dalla progressione inarrestabile. Musica imprevedibile, sempre e comunque indimenticabile: in tre anni pubblicarono tre dischi, o meglio tre capolavori - citiamo anche Pink Flag del 1977 e Chairs Missing del 1978. Dopo 154, i Wire si fermarono per un lunghissimo periodo, ma con questo disco proiettarono ugualmente la loro influenza su gran parte della new-wave degli anni ’80.

Birthday Party - Junkyard (4 AD, 1982)
Maestri d’espressività corrotta e visionaria, gli australiani Birthday Party erano abili nell’amalgamare rock’n’roll graffiante, avanguardia scomposta, funk corrotto e blues sacrilego in un sound teso e selvaggio, l’ideale apprendistato di un Nick Cave alle prime (affilate) armi. Junkyard fotografò la band nel momento del suo culmine artistico, e fu anche la testimonianza della nascita del genio di Re Inkiostro, interprete e animale da palco destinato ad incidere profondamente sulla musica dei decenni a venire.



postato da: chickasaw alle ore 11:43 | link | commenti (18)
categorie: musica, kult

Ristampe/Riedizioni



> Johnny Colon - Boogaloo Bluesman (Vampisoul)
Importante ristampa per l'etichetta Vampisoul, questo dischetto è la summa di quel genio di Johnny Colon, trombonista, chitarrista, bassista degli anni Sessanta, adorato soprattutto dalla comunità latina. Scarno, minimalista, ultra cool.

> The Primitives - Thru' the flower: The Anthology (Castle/Sanctuary)
1988, il noisy-pop, ovvero il tentativo di fondere i Jesus Mary Chain con i Blondie. Coetanei dei Transvision Vamp. Sicuramente uno dei filoni "underground" a cui attingeranno le future band emergenti. Noi intanto ne studiamo la storia.

> Iggy And The Stooges - Metallic KO (Skydog)
L'ultimo concerto di Iggy con gli Stooges, 1974. Versione in doppio Cd con un altro live del 1973. Rimasterizzato, ma come se non lo fosse. Album storico, che riporta quel momento unico (e tanto rock'n'roll) mentre la band eseguiva Louie Louie: il sibilo di alcuni proiettili e l'urlo del pubblico che sale sul palco per aggredire i musicisti. Ovvero il canto del cigno.

postato da: chickasaw alle ore 11:14 | link | commenti (1)
categorie: musica, kult