"We fit like a glove. We're both left-handed and left-minded." (K. Hebden)
Steve Reid e Kieran Hebden. Gente, non sto qua a snocciolarvi la biografia di Steve Reid. Beccatevi questo wiki-link e leggete, per favore. Se non avete voglia di navigare vi basti sapere che è un pezzo da novanta che ha suonato con i più grandi del jazz e free-jazz, ad esempio con Coltrane e Miles Davis (ospite nell'album Tutu). L’unica cosa inedita che posso raccontarvi di questo immenso batterista e percussionista sessantenne è che abita vicino casa mia. Ogni tanto lo incontro sul bus diretto verso il centro di Lugano. Non sono mai riuscita a rivolgergli la parola: mi perdonino gli amanti del jazz perché non colgo l’imperdibile occasione, ma un musicista del genere mi fa soggezione. Una persona riservata e semplice nel vestire e nel porsi, che vedo sempre immersa nei pensieri suoi… Chissà quali suoni, quali ritmiche sta architettando quando lo osservo di nascosto (o forse sta pensando alla lista della spesa, quien sabe?).
L'altro summenzionato, ovvero Kieran Hebden, è altresì Four Tet, quello splendido, brillante genio dell'elettronica che i puristi etichettano come "glitch". A mio modesto parere il migliore nel suo genere.
Un grande veterano della batteria free-jazz con uno splendido giovane dell'elettronica. Interessante, vero? Ebbene, questi due si conoscono da tempo - anzi, da quasi tre anni fanno coppia fissa dal vivo - e si stimano talmente tanto da essersi messi in studio ad improvvisare e registrare.
Ecco quindi una batteria free-jazz e percussioni world intrecciate in un amplesso virtuoso a fresche e ricamate electro-psico-visioni... nel primo volume delle Exchange Sessions alcune idee non sono pienamente risolte, pecca trascurabile considerata la qualità dell'insieme delle tre suites, mentre il secondo volume centra pienamente il bersaglio con altrettanti brani all'insegna di un riuscito scambio impregnato di reciproco rispetto, e di devozione per l’arte sacra dell’improvvisazione musicale più pura. Condivisione perfetta, intima e personale; loro due soli, uno che insegue l’altro in ghirigori e grooves dai toni decisi, movimenti che poi, inaspettatamente, si trasformano in immagini dai colori soffusi e acidi.
Improvvisazione in presa diretta e senza alcuna sovraincisione, corposa ed emozionante... niente di più spontaneo. Il consiglio è questo: trovate il tempo necessario per entrare nel mondo immaginario di questo duo, e fatelo in particolare alla sera, con gli scuri chiusi, in completa solitudine.
Cuffie proibite, d'obbligo il volume alto.
"I'm taking Kieran under my wing, He's a real nice kid. It's great to find a young guy that's not in this for the money. He believes in this shit." (S. Reid)
download Soul Oscillations (un estratto in mp3 di 5' su 14'19'', da The Exchange Sessions Vol.1)
"Per me Miles Davis è il Picasso del jazz" (Erik Truffaz)
Grande interprete del jazz in area Miles Davis, trombettista proveniente dalla linea tradizionale di Chet Baker, sperimentatore della fusione tra jazz, drum'n'bass, hip hop ed avventuriero nei suoni misteriosi del Nordafrica. In questo doppio cd live è riassunto tutto il percorso del musicista francese Erik Truffaz, uno che è cresciuto artisticamente in Svizzera, ha studiato presso il conservatorio di Ginevra ed è riuscito farsi conoscere in tutto il mondo, fino a firmare per la prestigiosa Blue Note. Truffaz lo sperimentatore - associato per le sue ricerche sonore a Nils Petter Malvoer - ha collaborato con musicisti dalle estrazioni più diverse tra cui il suonatore di oud Anouar Brahem, i Sens Unik (l'unico combo elvetico hip-hop degno di nota, che purtroppo ha concluso la sua carriera tre anni fa), il produttore di elettronica Alex Gopher, senza dimenticare l'Orchestre de la Suisse Romande.
Le registrazioni di Face-à-face risalgono al periodo 2003-2005 e riportano i suoi concerti tra Tolosa, Rennes, Ginevra e Losanna, quindi un itinerario che onora le sue origini franco-svizzere. Il viaggio musicale vero è proprio è contenuto nel primo disco dove possiamo sentire le declinazioni dell'universo sonoro di questo poliedrico trombettista. La formazione qui coinvolta è la Erik Truffaz Ladyland, ovvero Manu Codjia, Philippe Pipon, Michel Benita con le voci di Nya e del grande maestro tunisino Mounir Troudi. Nel secondo disco è di scena l'Erik Truffaz Quartet con Patrick Muller, Marcello Giuliani, Marc Erbetta e Nya. Un disco meno movimentato ed eclettico del capitolo precedente, e più legato al vero e proprio Blue Note style. Due facce della stessa medaglia, coinvolgente la prima, elegante la seconda. Jazz senza frontiere.
Ascolta Truffaz in streaming sul suo sito oppure su Myspace
1992 - 1995: durante la guerra in Bosnia, l'opinione pubblica internazionale era pressoché all'oscuro di quello che avveniva nella regione orientale, dove si trovavano le cosiddette "zone protette". Proprio in queste zone franche si sono verificate le stragi più efferate che le forze separatiste hanno perpetrato nei confronti della popolazione musulmana. Gorazde è un'enclave musulmana della Bosnia orientale sopravvissuta alla guerra, e questa è la sua storia scritta e disegnata da Joe Sacco, cartoonist e giornalista free-lance maltese-statunitense che ha visitato la città quattro volte, tra la fine del '95 e l'inizio del '96, durante il periodo incerto alla fine della guerra, vivendo tra le persone del luogo e cogliendo ogni particolare della loro difficile, stentata vita.
Grazie all'amico Edin, un insegnante che gli ha fatto da guida (nell'immagine qui di fianco è il secondo da sinistra, mentre Joe Sacco è quello raffigurato in primo piano), Sacco ha partecipato alla quotidianità del popolo di Gorazde, fatta di grandi tragedie ma anche di piccole cose per sorridere alla vita, nonostante tutto: una canzone, una sigaretta o un bicchiere in compagnia.
Scopre anche la drammatica storia della città, raccogliendo testimonianze e andando a vedere di persona i luoghi dove durante il conflitto stavano i cecchini che sparavano a casaccio su donne e bambini, o dove avvenivano le sistematiche esecuzioni di massa di musulmani, di fronte a fosse stracolme di vittime. Sono in tanti a raccontare le loro storie tremende, tante persone schiacciate dalla paura generata, oltre che dagli orrori della guerra, dall’eventualità di diventare merce di scambio nei trattati di pace in corso, nonché da un ormai inevitabile sentimento di vendetta nei confronti di compaesani ora diventati nemici. Sacco pone molte domande, ma non ce ne sarebbe bisogno: la gente di Gorazde ha bisogno di raccontare, di far sapere la sua verità.
Gorazde-Area protetta è un libro d'obbligo per chi vuole approfondire l'argomento, ma avvicinarcisi non è semplice. Meticoloso nelle ambientazioni, che ben rappresentano la desolazione del paesaggio durante il conflitto, questo reportage-fumetto di Sacco è come un lungo documentario, su cui soffermarsi spesso, sia sui testi, sia sui disegni in bianco e nero dai tratti crudi. Alcuni passaggi richiedono concentrazione tanti sono i tasselli necessari allo svolgimento della vicenda; in aiuto ci sono cartine geografiche ed inserti informativi che ne delineano con precisione il contesto storico-politico. Una volta letto questo volume ed apprezzato lo spessore dell'autore, sarà un dovere procurarsi la prima opera del 2002 intitolata Palestina...
Coraggioso, tenace e preciso: Sacco riporta nelle sue tavole la Realtà con la “R” maiuscola, forgiandola nell’affascinante combinazione dell’arte del fumetto con il reportage di grande attualità e verità. Micidiale.
Joe Sacco online
Liberonweb
Fantagraphics Books
Wikipedia
intervista su NonLuoghi
intervista su L.A. Weekly
L'ascolto di oggi è dedicato ad un disco che mi sta covincendo sempre più, dal titolo affascinate. La nux vomica è una pianta nativa del sud-est asiatico; è la maggior fornitrice di stricnina, e a dosi minimali è un popolare rimedio omeopatico. Inoltre aiuta ad incrementare l’appetito, acutizzare l’odorato, il tatto, l’udito e la vista, e rallentare il battito del cuore. Può anche provocare convulsioni, oppure fungere da antidoto al cloroformio. Dipende tutto dal dosaggio: in definitiva è una droga.
Nux Vomica è il titolo scelto da Finn Andrews per ciò che vuole esprimere: musica balsamica e purificante, ma affamata e pericolosa. Dipende dal dosaggio, appunto. Andrews, anglo-neozelandese, è figlio di Barry Andrews degli XTC. Buon sangue non mente, giacché questo disco, il secondo del Nostro circondato da una nuova band e registrato a Los Angeles, sprizza talento e poesia da ogni poro.
Echo & The Bunnymen, Nick Cave, Jeff Buckley e gli Smiths, sono i numi tutelari dei dieci brani, o meglio, delle ballate liriche e travolgenti di questo Cd. Un bel tipo Andrews, un passionale un poco esaltato (vedere il delizioso video dell'easy-singolo "Advice to young mothers to be" in bella mostra sul sito della band), ma è giovane, gli perdono questa vena che sfocia nel romanticismo drammatico che sa di deserto e solitudine, e nel pop d’autore qui acerbo ed esagitato - la band come i Bad Seeds dei primi tempi - ma indiscutibilmente percettivo ed ispirato.
Un disco incompiuto, in alcuni passaggi abbozzato, ma non è la perfezione che cerco. Sono alla ricerca dell’onestà, e qui ce n’è da vendere. Non da sottovalutare, inoltre, quello spirito mistico tormentato tipico degli artisti che arrivano dall'emisfero australe: Dio e la morte, argomento scottante che sempre torna nelle parole di Nick Cave, Killing Joke, The Mission... Ed ora di Andrews.
Pare che in Inghilterra ed in America il personaggio sia passato inosservato, mentre è apprezzato in Italia e Olanda. Questione di sensibilità? E noi lo siamo, sensibili? Dimenticate l’album precedente (anche se sarà difficile dimenticare quel gran pezzo che è "Lavinia"), e cominciate da qui a conoscere The Veils e Finn Andrews. Vi affezionerete, nell’attesa speranzosa che presto producano un capolavoro.
ascolta The Veils su Myspace
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A proposito... la Rough Trade - che ha pubblicato il suddetto album dei The Veils - compie 30 anni ed è in procinto di pubblicare un Cd doppio commemorativo (The Record Shop) in cui ha incluso brani di artisti della sua scuderia, occasionali o fissi: Adam & The Ant, Africa Bambaata, The Soft Boys, Joe Strummer, Bikini Kill, Stereolab, Matmos, The Frogs, Pixies, Bjork.... un compendio di trent'anni di musica alternativa, sostenuta e diffusa da un'etichetta che mai ha mollato il colpo, nemmeno nei momenti più difficili, e che ancora dimostra di pubblicare qualità e arte, e non mero marketing e revival.
La scelta dei brani non è stata effettuata dai curatori dell'etichetta bensì essi hanno passato l'incarico a trenta personaggi vicini alla loro filosofia, come Seymour Stein della Sire Records e Daniel Miller della Mute, oppure Bjork, Thurston Moore (Sonic Youth) e James Murphy (LCD Soundsystem), curatori che hanno corredato la loro scelta con un testo esplicativo. Non è un autocelebrazione quindi, ma un sincero omaggio a questa etichetta che tante perle ci ha donato e che ancora ci propone. Lunga vita alla Rough Trade; e che resti scabra e rozza come il suo nome suggerisce. Forever.