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26/11/2005



Chi ha paura del lupo?
Aver paura dei lupi equivale ad aver paura di noi stessi...

Quando qualcuno mi chiede qual'è il mio animale preferito, senza pensarci subito rispondo: il lupo. Subisco una grande fascinazione per questo  predatore, secondo me il re delle foreste europee... è uno splendido animale. E' più forte di me, sento d'avere un legame ancestrale con questa creatura, come se in una vita passata avessi avuto la possibilità di conoscerlo da vicino. Potessi avere un cane - se avessi una casa in campagna con del terreno - sarebbe proprio un cane lupo. Seguendo questa mia affinità, ho letto innumerevoli libri e visto molti documentari dedicati a questo affascinante animale, e il termine "lupesco" spesso lo affibbio ad artisti che adoro: per esempio Nick Cave (il lupo australiano), Blixa Bargeld (degli Einsturzende Neubauten, il lupo tedesco), Leonard Cohen (il lupo americano), eccetera... In poche parole, un uomo per piacermi veramente deve aver un lupo mannaro in sé, giacché provo una forte attrazione, intellettuale e non, per i "lupi alpha", i solitari, gli indipendenti, i notturni...
Non ridete di me :) e non pensate che l'argomento sia così futile. Il lupo fa parte della nostro Dna culturale più di qualsiasi altro animale. Pensateci bene, in fondo, in ognuno di noi c'è un lupo che ulula. E poi ne parlo per un motivo preciso.

Il lupo è un animale da sempre condannato senza appello, sulla base di leggende e racconti - basti pensare al lupo cattivo delle favole Cappuccetto Rosso, I Tre porcellini, Pierino e il lupo, e poi il lupo mannaro, i lupi falemici delle praterie americane o delle steppe siberiane, e chi più ne ha ne metta. Ma nonostante il terrore nei confronti di questa specie animale, gli animalisti e le associazioni ambientaliste interessate alla salvaguardia del lupo - che negli anni '70 in Europa era ridotto a poche centinaia di esemplari - sono riusciti con il tempo ad ottenere lo statuto di "specie faunistica assolutamente protetta", sancito nella Convenzione di Berna nel 1979, un trattato per la conservazione della vita selvatica e dei suoi biotopi. Ma le cose forse ora cambieranno. E' notizia recente: il governo svizzero è intenzionato a declassare il grado di protezione del lupo, ovvero far in maniera che nella Convenzione di Berna il lupo venga inserito nella categoria "specie faunistica protetta" (la stessa fascia in cui è inserita la lince), estromettendolo dalla categoria "assolutamente protetta". Questo perché secondo il Governo svizzero il lupo si sta riproducendo e diffondendo rapidamente sul territorio (!). In Svizzera sono stati osservati undici esemplari di lupo a partire dal 1995, arrivati perlopiù dall'Italia. Nel corso di questo decennio sei di questi esemplari sono stati abbattuti, ma soltanto tre nel rispetto della convenzione. I lupi che "risiedono" tuttora sul territorio elvetico sono stimati fra tre e sei esemplari. Oggi, grazie alla "protezione assoluta" della convenzione di Berna, per poter essere abbattuto un lupo deve avere ucciso almeno 35 animali domestici nel giro di quattro mesi o 25 altri animali in un mese. Ma nonostante ciò il governo svizzero ritiene che il declassamento sia la soluzione ideale per calmare gli animi dei contadini ed allevatori di bestiame che vedono nel lupo un pericolo sempre più massiccio per le loro greggi. A ben vedere, secondo il punto di vista degli allevatori il lupo è un problema reale ed oneroso, come si è dimostrato recentemente. Ma il declassamento avrebbe come risultato una "licenza d'uccidere" il predatore che ha attaccato il bestiame. Quanto ci vorrà a questo punto per estinguere il lupo dal territorio svizzero? Un'estate? Tutto quello che posso dire  è che il governo svizzero è impazzito, ottembrato dalle rimostranze della potente lobby agricola elvetica. Basterebbero delle forme di protezione del bestiame ad hoc, più tecnologiche, e poi perché ammazzare, perché questo "dente per dente"? Perché non addormentarli, i lupi, e traferirli in zone monitorate da guardie forestali? L'antica paura dei lupi è tornata fra noi, dimostrando così che l'essere umano per proteggersi non sa altro che uccidere, mentre basterebbe un po' d'intelligenza per aggirare il pericolo, senza danni per entrambe le parti.
La Svizzera presenterà la sua proposta a Strasburgo ad un incontro della Convenzione di Berna martedì prossimo (29 novembre). Dovesse essere accolta, o perlomeno messa in discussione, questo progetto aprirà la strada ad una campagna europea per lo sterminio del predatore, intaccando così le speranze di veder ritornare popolazioni vitali di lupi nelle nostre regioni e nel resto dell'Europa. Intaccare lo statuto di “protezione assoluta” del lupo, potrebbe inoltre portare al declassamento di altre specie "assolutamente protette", come l’orso, per esempio… La questione resta aperta, vi terrò informati sugli sviluppi. Comunque sia è una questione che mi da tanti motivi di riflessione. Altri paesi la pensano come la Svizzera, ma (per fortuna!) non l'Italia, leader della conservazione di questa specie, difatti se il lupo è potuto tornare nella Mitteleuropa è proprio grazie al lavoro di conservazione della specie nei parchi degli  Abbruzzi, del Trentino e del Piemonte (attualmente in Italia se ne contano più di 700 esemplari).

E' un lungo post, lo so, ma c'è un motivo. Mi piacerebbe che questo post raccogliesse un vostro messaggio dedicato al lupo. Una canzone, una poesia, un link, un'immagine, informazioni, favole, tradizioni della vostra zona, insomma tutto quello che questo animale vi suscita. M'interessa perché sono convinta che ognuno ha qualcosa da dire sull'argomento. Tirate fuori il lupo (e la lupa) che è in voi...

Il lupo in Svizzera
www.wwf.ch
www.wwf.it

Il lupo in Italia
www.wwf.it
www.regione.piemonte.it
www.italia-doc-italia.it
www.provincia.torino.it
postato da: chickasaw alle ore 10:55 | link | commenti (42)
categorie: varie
17/11/2005

Sisters

Due care amiche, Malaika e Jordan, vanno ai concerti,  intervistano gli artisti e mi fanno partecipe di questi preziosi momenti. Grazie amiche per farmi gioire di attimi per me attualmente impossibili da seguire.

O voi passanti, perché non leggete questi due articoli e lasciate qui un commento?

> Live-report The Evens, Geoff Farina e Animal Collective @ Circolo Degli Artisti, Roma, 03/11/2005
(by MALAIKA PEIKOV on Unmute.net)

> Intervista ai LaCrus
(by JORDAN SULLIVAN on Lascena.it)
postato da: chickasaw alle ore 11:07 | link | commenti (8)
categorie: musica



Neil Young - Prairie Wind (Reprise)

Neil Young fa parte del patrimonio musicale di tutti noi, consapevoli o no. Quanti i cantautori e le band più in voga che lo annoverano tra le loro principali influenze? Innumerevoli. Magari non conosciamo la sua discografia completa, ma volenti o nolenti non si scappa: Young è parte indissolubile del Dna della musica moderna. Scampato per un pelo al brutto accidente che lo ha colpito questa primavera - un aneurisma bloccato appena in tempo - Young si ripresenta in forma al pubblico con un nuovo Cd per festeggiare il suo sessantesimo compleanno (avvenuto precisamente il 12 novembre). Per chi volesse approfondire la sua carriera è prevista a breve la ristampa rimasterizzata di tutta la sua discografia, e la produzione di una pellicola celebrativa girata da Johnatan Demme (Philadelphia, Il silenzio degli innocenti) la cui uscita è programmata per l’inizio dell’anno prossimo.

Dopo due dischi elettrici non propriamente entusiasmanti ma egregi, Are you passionate? (2002) e il concept-album Greendale (2003), si torna ad un gradito registro acustico in parte suggestionato dall’ambiente circostante allo studio di registrazione, cioè la città di Nashville, capitale del country dove Young ha trascorso la sua recente convalescenza. Prairie Wind completa la trilogia acustico-intimista iniziata nel 1972 con Harvest, proseguita venti anni dopo con Harvest Moon.
Con la sua fida chitarra Martin D-28 Prewar ben stretta al fianco, ed accompagnato dai compari Ben Keith (dobro, pedal steel e chitarra slide), Spooner Oldham (tastiere), Rick Rosas (basso), Carl Himmel e Chad Cromwell (batteria), Young snocciola con navigata scioltezza dieci brani di gran prestigio. L'apertura del Cd è affidata a "The Painter", un pezzo dinamico ed agile dedicato alle amicizie che si logorano a causa del trascorrere del tempo, con la pedal steel in primo piano. Segue l’intrigante "No Wonder" che è un’ennesima riflessione sugli eventi conseguenti all’11 settembre, e in cui si sente una chitarra elettrica rumoreggiare, anche se in secondo piano. La voce è impercettibilmente affaticata (comprensibilmente), ma sempre fragile e commossa come solo quella di Young sa essere, insuperabile con i fiati e l'armonica a bocca nel rhythm & blues di "Far From Home", oppure con le corde perfette e toccanti del pianoforte di "It's A Dream", due canzoni che danno a questo disco il sentore di classico.
Con la title-track si passa da un sentito omaggio al padre scomparso nel giugno scorso, come pure a Elvis Presley con la dedica di "He Was The King", all’ode rivolta alla fidata chitarra di "This Old Guitar", canzone confidenziale contrappuntata dalla luminosa voce di Emmylou Harris, garbata presenza anche in altre occasioni. Gli altri pezzi dal caratteristico country-folk venato di blues in cui Neil sfoggia il suo incomparabile senso della melodia (splendida in questo senso "Falling Off The Face Of The Earth"), ed i gospel di gran effetto dei Fisk University Jubilee Singers nella conclusiva "No Wonder", conferiscono all'album un alone spirituale e personale, ma attenzione, per niente scoraggiante o malinconico.

Alla luce di tutto ciò molti saranno tentati di urlare al capolavoro, al pari di un capisaldo come Harvest ma personalmente non sparerei così in alto, anche se questo è un pregevolissimo album, ben prodotto ed equilibrato, dalle tinte tenui e morbide, sorprendentemente illuminato da una luce di serenità. Non mi resta che dire… buon compleanno Neil!
postato da: chickasaw alle ore 10:28 | link | commenti (5)
categorie: musica