Smog - A River ain't too much to love (Drag City)
Il neozelandese statunitense d'adozione Bill Callahan ha l'oro tra le mani. Qualche accordo di chitarra, l'amico Jim White alla batteria, dodici anni d'esperienza pressoché invariata - indipendente, solitaria, minimale - e la pubblicazione di un nuovo disco, sotto il suo alias
Smog.
A River ain't too much to love è riuscito a ritagliarsi uno spazio nell'angolo privilegiato accanto il mio stereo.
To file under roots-folk-country.
Una voce emozionante, intensa, onesta, che scivola sotto la pelle. Ci si può immaginare Bill che canta seduto sul bordo di un ponte, con le dita dei piedi che sfiorano l'acqua, una bottiglia infilata in un sacchetto di carta marrone, le zanzare e il sole che rosseggia. Ascoltate "Drinking At The Dam". Vi sembrerà di dividere la bottiglia con lui.
Un disco asciutto, scarno e stupendo. E Bill
un uomo con la faccia da bambino, ma le mani adulte.
Mi viene in mente chi mi fece conoscere quest'artista. Era una notte di settembre, le cinque di mattina di un lunedì che concludeva un'estenuante
festival blues, qui, dalle mie parti. Uno dei miei compiti durante questo festival di fine estate è di dare un occhio agli artisti. Niente musicisti di fama mondiale. Gente che ha dovuto procurarsi il passaporto per la prima volta per uscire dagli Stati Uniti. Gente che è già stata in galera per un coltello troppo facile. Gente che ha il fegato spappolato per il whisky a buon mercato. Gente che s'addolora quando deve ripartire per tornare nel Delta o a New Orleans, che già rimpiange i bicchieroni di plastica trasparente colmi di buon merlot o l'erba profumata (aehm...) delle assolate valli ticinesi... e che già sente la struggente nostalgia di ragazze al profumo di cioccolato al latte.
Mudcat è un caro amico, passa ogni tanto dal festival. Conosco anche la girlfriend che ha qui, da buon bluesman ha una ragazza che lo aspetta ad ogni porto.
Quella notte eravamo tutti stravolti, una 'sporca' dozzina al bordo del lago a cantare e a bere e a fumare. Idilliaco, per noi organizzatori l'unico momento in cui finalmente smollare un po'. Si parlava di
strangitudine, che alcuni ospiti si sentivano stranieri in questa mia terra formato cartolina, tentatrice ma algida. Ma io dissi a Mudcat che ormai non poteva più sentirsi straniero, lui che da qui ci era passato tante volte.
Lui prese la chitarra e fissandomi intensamente negli occhi - in quell'aria cristallina, nell'albeggio, e nel silenzio rilassato dei presenti - mi cantò:
I was a stranger
When i came to town
Just yesterday
I was a stranger
They don't come much stranger
So why
Why did you believe
All every word I said
Why did you believe
Believe a stranger
A stranger
And why do you women in this town
Let me look at you so bold
When you have seen what i was
In the last town
In the last town
You should have seen what i was
If i was a stranger
I was worse than a stranger
I was well-known...
"I Was A Stranger", una canzone di Smog tratta da
Red Apple Falls (1997 - Drag City).
Una bellissima canzone, però quella volta cantata da un uomo con la faccia da adulto, ma le mani bambine.
Ciao Bill Callahan, ciao Mudcat my friend.